Il modo in cui noi genitori ci sintonizziamo, o meno, con il mondo interiore dei nostri figli influisce sullo sviluppo della loro mente. A livello sociale, emotivo e cognitivo.
L’ambiente ci insegna come adattarci ad esso.
I bambini hanno bisogno di approvazione e amore. E sono disposti a tutto per averlo. Si modellano sulle nostre richieste. Imparano a comportarsi in base alle nostre risposte ai loro comportamenti e alle loro emozioni. Per i bambini è fondamentale il senso di sicurezza, e pur di non mettere in discussione la bontà dei loro genitori, si modellano sulle loro aspettative o richieste. La base sicura per un bambino è tutto.
Anche noi genitori siamo stati bambini. E comprendere noi stessi significa riconsiderare quelle auto prescrizioni che ci siamo dati da bambini, per adattarci ai nostri genitori e mantenere quel senso di sicurezza fondamentale.
Quando riconosciamo che quegli adattamenti “forzati” non si sono rivelati utili nella nostra vita da adulti, allora possiamo imparare ad abbandonarli.
La capacità di comunicare con i bambini è legata alla nostra capacità di integrare le nostre esperienze infantili, e di accettarle come parte della nostra storia.
È fondamentale che ogni genitore dia un senso alle proprie esperienze infantili, che le conosca e riconosca, e che le sappia collocare dentro di sé adulto. Questa è la base per poter crescere dei figli sereni.
Perché quando un genitore non ha compreso quello che gli è successo, non fa altro che ripetere modelli di apprendimento scritti nelle connessioni neurali del suo cervello. Come un automatismo.
La ricerca ha dimostrato che comprendere come un evento ci ha modellato, in termini positivi o negativi, ci permette di comprendere quali sono stati i nostri adattamenti alla vita. In modo da mantenerli se sono stati funzionali, o abbandonarli se non lo sono stati.
Per abbandonarli, dobbiamo riconoscere che non sono adattamenti, ma abitudini della nostra mente.
La Consapevolezza è il presupposto per costruire relazioni significative, in genere nella vita. Essere consapevoli significa conoscerci, cioè conoscere come agiamo, come pensiamo, come ci emozioniamo, e perché.
Questa consapevolezza è ciò che ci consente di essere in quella specifica relazione in quel momento specifico. Quello che si chiama comunemente il “qui e ora”.
Essere consapevoli di noi stessi è ciò che ci permette di percepire l’altro nella sua unicità, e di riconoscere e rispettare l’unicità della mente dell’altro. A prescindere da noi.
Essere consapevoli in una relazione, e soprattutto in una relazione genitore-bambino dove noi siamo l’adulto di riferimento, significa agire con intenzione, cioè essere capaci di scegliere il comportamento più idoneo in quella determinata situazione. Senza lasciarci guidare dal “cervello inferiore”. Per poi magari sentirci in colpa dopo…
La stessa responsabilità appartiene al mondo dell’educazione: bambino ed educatore sono individui in divenire, entrambi, perché è nella relazione che si costruisce la mente. Di entrambi.
Soprattutto in una relazione educativa (che è una relazione in qualche modo di potere) è importante conoscere come funzionano i nostri schemi mentali. Per poter scegliere se agire o no quel comportamento. E non lasciare che accada, quasi impotenti e incapaci di frenarlo.
L’adulto che è in grado di sapere come funziona il proprio programma mentale non si fa agire dalle emozioni. Non compie quello che in psicologia si chiama “agito”, cioè un’ emozione che si traduce in azione senza passare dal filtro del pensiero.
Ognuno di noi è il prodotto del bambino che è stato e delle relazioni che ha avuto. E questo prodotto che noi siamo non è finito, non è dato una volta per tutte. Non è “sono fatto così, ormai…”.
Cervello e mente sono plastici; esiste la possibilità di trasformarci, crescere, di cambiare il proprio modo di reagire internamente, e di interagire con gli altri.
Esiste questa possibilità. Ed esiste questa scelta.


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