ISTRUZIONE PARENTALE

L’istruzione parentale è un tipo di istruzione svolta in un contesto domiciliare e familiare, al di fuori di istituzioni pubbliche e private. In passato era l’unica forma di istruzione intellettuale.

L’istruzione parentale può avere una struttura ed una organizzazione completamente differenti dalla scuola dell’obbligo, poiché libera da programmi predefiniti e orari fissi.

Alcune famiglie praticano l’unschooling, cioè la non istruzione in senso stretto, dando precedenza alla spontaneità del bambino e alle sue modalità e capacità di apprendimento.

Altre la homeschooling, cioè l’istruzione dei propri figli secondo percorsi non troppo lontani da quello scolastico, ma con modalità decisamente differenti, che variano da famiglia a famiglia.

Non esiste un modo o un programma predefinito per fare istruzione parentale. Ognuno si muove liberamente, secondo le proprie idee e attitudini.

L’istruzione parentale come fenomeno sociale nasce negli anni ’70 in America. Il suo esponente di spicco fu J.C. Holt, seguito da Ray e Dorothy Moore. Questi ultimi sostenevano che i bambini non dovrebbero entrare in un sistema di istruzione formale prima dei 10 anni di età, al fine di ottenere i risultati migliori dal punto di vista educativo e sociale.

Holt sosteneva che “l’animale umano è un animale da apprendimento, ci piace imparare, noi siamo bravi a farlo, non è necessario mostrarci come farlo. Ciò che uccide il processo sono coloro che interferiscono con esso o tentano di regolamentarlo o controllarlo.

Dal punto di vista legale

Non mandare i propri figli a scuola è legale, lo sancisce la Costituzione dichiarando che “é un dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli… Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti” (art.30).

Inoltre l’art. 33 cita “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

E l’art. 34 “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”.

La Costituzione sancisce l’obbligo di istruire e il diritto a ricevere un’istruzione. Non l’obbligo di frequenza scolastica.

È possibile completare l’intero ciclo di istruzione obbligatoria in regime di istruzione parentale. Tuttavia ritengo personalmente che tale decisione vada presa con cautela, ponderata caso per caso, e sempre nell’interesse del minore.

Dal punto di vista burocratico

Per fare istruzione parentale è necessario inviare una comunicazione di istruzione parentale, non una richiesta, al proprio sindaco e al dirigente scolastico competente (scuola di zona o scuola in cui è iscritto il bambino). Se il bambino frequenta, occorre fare anche una comunicazione di ritiro dalla scuola al dirigente.

Se il minore non ha mai frequentato e deve iniziare il suo percorso di istruzione, non si deve iscrivere in nessuna scuola, ma semplicemente inviare le comunicazioni di cui sopra. Controllate sempre però sul sito del ministero dell’istruzione perché potrebbero cambiare le direttive in merito all’istruzione parentale.

Per l’invio, si possono fare raccomandate con ricevuta di ritorno, o consegnare a mano ricordandosi di farsi dare sempre il numero di protocollo.

Una volta fatte le comunicazioni, il nostro compito burocratico è finito. Possiamo aspettarci una visita di controllo da parte delle istituzioni, legittima, poiché verificano che davvero ci stiamo occupando dell’istruzione dei nostri figli.

Al termine di ogni anno bisogna sostenere un Esame di idoneità alla classe successiva.

Per maggiori informazioni consultate direttamente il sito del Miur.

Dal punto di vista pratico

Il primo requisito necessario per insegnare ai propri figli è avere piacere di stare con loro; il secondo è avere pazienza. Il secondo si può apprendere con un po’ di allenamento e qualche conoscenza in più sul funzionamento del nostro cervello e sulla competenza educativa.

Insegnare ai propri figli nel concreto non si discosta molto dall’aiutarli a fare i compiti. Bastano un paio di ore al giorno ben fatte. Poi piano piano la loro curiosità farà il resto e la loro voglia di conoscere vi stupirà… Non la loro voglia di fare i compiti, quelli scritti soprattutto, che rimane pochina! Ma se fatti insieme, pochi, e senza nervosismi, possono essere un buon modo per insegnare loro a cavarsela poi da soli.

Il tempo maggiore lo si impiega invece per autoistruirsi e per organizzare le “lezioni”. In rete c’è moltissimo materiale, con programmi già stilati, esercizi pronti, riassunti, tabelle, di tutto e di più. Persino troppo. Ognuno può trovare materiale che più si avvicina alle proprie modalità di insegnamento. Ci sono anche siti di maestri e scuole cui attingere. E si possono acquistare liberamente libri di testo e quaderni di esercizi; chi vuole può usufruire della cedola libraria informandosi al proprio Comune di residenza.

Gruppi di auto aiuto e scuole parentali

E chi, per svariati motivi, non può occuparsi personalmente dell’istruzione dei propri figli? Può ugualmente scegliere un percorso homeschooling?

In molte città sono nate reti di genitori di homeschoolers che si aiutano a vicenda, condividendo il percorso o assumendo un educatore privato per i loro figli. Alcuni hanno creato delle vere e proprie scuole parentali, con orari e tempi scolastici, ma con riferimenti teorici propri e metodi di insegnamento alternativi a quelli istituzionali. Anche se potrebbe sembrare un po’ un controsenso scegliere l’homeschooling e mandare i figli in una scuola parentale, in realtà non lo è, poiché tali realtà offrono un luogo fisico e protetto dove i bambini possono stare insieme, sperimentare e imparare.

Tuttavia, mi preme sottolineare che delegare totalmente il percorso formativo, affidando il proprio figlio ad una “scuolina” per poi disinteressarsene nel corso dell’anno, non è proprio in linea con ciò che si intende per homeschooling: un percorso formativo dove il genitore si fa carico dell’istruzione dei propri figli, anche avvalendosi di aiuti esterni.

Difficoltà da affrontare

Oltre alle difficoltà organizzative, la difficoltà maggiore nell’occuparsi dell’istruzione dei propri figli è scardinare il proprio sistema mentale scolastico: libri, quaderni, orari, compiti, programmi da seguire, etc..

Fare questo è molto difficile e richiede un processo di cambiamento, soprattutto perché è più rassicurante seguire un percorso già collaudato che mettersi in gioco. Più rassicurante ma meno divertente, sia per noi che per loro.

Strettamente connessa a questa difficoltà mentale, c’è la paura per la mancanza di un feedback scolastico: il voto, la pagella. Avranno imparato o no? Avranno capito?

Nell’immediato quasi sempre no, ma a distanza di giorni, quando meno te lo aspetti, SI!!!! Hanno capito, memorizzato, e ora stanno contestualizzando ciò che hanno appreso!!!! E’ una sensazione bellissima. Molto meglio di quando ripetevano le tabelline o le poesie a memoria.

Per ridurre ansia e frustrazione, sia in se stessi che nei figli, è fondamentale conoscere i propri obiettivi nel percorso di homeschooling, considerare le proprie aspettative e anche quelle dei figli, e soprattutto porsi degli obiettivi raggiungibili ciascuno in base alla propria realtà.

Cosa devono imparare

Esistono delle Linee guida europee per le competenze di apprendimento, sia per il primo ciclo di istruzione che per il secondo.

Linee guida dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento – Linee guida dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento – Miur

Sulla base di queste linee guida, quasi tutte le scuole stilano un curriculum verticale di istituto, che può essere consultato online, e che può essere utile come riferimento per ogni materia.

Le linee guida indicano gli obiettivi minimi e massimi da raggiungere nel corso del percorso scolastico e per età. Non indicano programmi o contenuti prestabiliti. Pertanto si può concordare con la scuola di riferimento il tipo di percorso da seguire.

Dal sito del MIUR:

“Le competenze trasversali come traguardo formativo dei percorsi

La competenza personale, sociale e la capacità di imparare a imparare consiste nella capacità di riflettere su sé stessi, di gestire efficacemente il tempo e le informazioni, di lavorare con gli altri in maniera costruttiva, di mantenersi resilienti e di gestire il proprio apprendimento e la propria carriera. Comprende la capacità di far fronte all’incertezza e alla complessità, di imparare a imparare, di favorire il proprio benessere fisico ed emotivo, di mantenere la salute fisica e mentale, nonché di essere in grado di condurre una vita attenta alla salute e orientata al futuro, di empatizzare e di gestire il conflitto in un contesto favorevole e inclusivo.

La competenza in materia di cittadinanza si riferisce alla capacità di agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente alla vita civica e sociale, in base alla comprensione delle strutture e dei concetti sociali, economici, giuridici e politici oltre che dell’evoluzione a livello globale e della sostenibilità.

La competenza imprenditoriale si riferisce alla capacità di agire sulla base di idee e opportunità e di trasformarle in valori per gli altri. Si fonda sulla creatività, sul pensiero critico e sulla risoluzione di problemi, sull’iniziativa e sulla perseveranza, nonché sulla capacità di lavorare in modalità collaborativa al fine di programmare e gestire progetti che hanno un valore culturale, sociale o finanziario.

La competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali implica la comprensione e il rispetto di come le idee e i significati vengono espressi creativamente e comunicati in diverse culture e tramite tutta una serie di arti e altre forme culturali. Presuppone l’impegno di capire, sviluppare ed esprimere le proprie idee e il senso della propria funzione o del proprio ruolo nella società in una serie di modi e contesti.”

Homeschooling e socializzazione

Una delle prime perplessità di amici e parenti riguarda la socializzazione. Il timore è che un bambino che non va a scuola non impari a stare con gli altri o a seguire le regole sociali. Dal mio personale punto di vista questo è un pre-giudizio, cioè un giudizio prima dell’esperienza.

La mia esperienza personale è che l’homeschooling faciliti la socializzazione spontanea con tutte le età, perché si passa più tempo nel mondo. Per quanto riguarda le regole e la buona educazione, ritengo personalmente che questo sia compito dei genitori e non degli insegnanti, ai quali possiamo delegare sì l’istruzione, ma non la crescita in toto dei nostri figli.

Responsabilità e Scuola

Spesso mi sono sentita dire: “Non mandare i propri figli a scuola è una grande responsabilità!”

Vero.

Ma ogni scelta che facciamo al posto loro è una responsabilità. Fin dalla scelta di farli nascere. E poi allattarli o no, tenerli troppo in braccio, farli dormire nel lettone, vaccinarli, come li svezziamo e li nutriamo, quali giochi si e quali no, medicina omeopatica o allopatica, quanto e quale tempo passiamo con loro…

Così, anche mandare i propri figli a scuola è una scelta, è una responsabilità: significa scegliere che della loro istruzione (ma spesso per qualcuno anche della loro educazione) se ne occupi la scuola al posto nostro.

La scuola arriva dove il genitore non può, per vari motivi. Arriva in soccorso e non in sostituzione. E gli insegnanti hanno un compito difficile e impegnativo. Anche perché è temporaneo. Devono occuparsi di bambini che hanno già una loro storia, una loro educazione e una loro istruzione, spesso molto diverse tra loro; devono portare avanti queste storie e farle crescere e sbocciare, nonostante i limiti e le difficoltà di un sistema che non sempre agevola questo compito; e poi devono lasciarle andare.

La scuola è fatta di persone, come la vita. E come nella vita, anche a scuola possiamo incontrare persone più o meno “valide”, per svariati motivi. A queste persone possiamo delegare il compito di istruire i nostri figli, ma non possiamo chiedere di sostituirci in tutto. Perché alla fine, secondo la Legge, siamo noi genitori i responsabili dell’istruzione dei nostri figli.

Considerazioni del tutto personali sul “Fare Homeschooling

ATTENZIOONE : fare Homeschooling NON è un escamotage, una via di fuga, un modo per sottrarsi alla legge o alle direttive, non coincide con l’essere “no vax” o “complottisti”. Non centra NULLA!

Fare Homeschooling è una SCELTA DI VITA. Significa assumersi totalmente la responsabilità genitoriale dell’educazione e dell’istruzione dei propri figli. Senza delegare questa responsabilità a nessuno.

Significa farsi il mazzo, studiare la notte, preparare materiale. Significa studiare e conoscere le leggi e le normative. Essere preparati.

Significa fare delle scelte durante il percorso, ed essere disposti a rimettere tutto in discussione, e ricominciare.

Significa scoprire e promuovere capacità naturali, e stimolarne altre meno immediate e più faticose.

Significa essere stanchi e nervosi, arrabbiarsi, litigare con i propri figli che non vogliono studiare o fare i compiti. Significa aver voglia di mollare tutto e rimandarli a scuola.

Significa non avere più tempo per te. Significa che le tue letture, le tue gite, i tuoi film diventano sempre di più cose didattiche o inerenti la didattica.

Significa salvare migliaia di tutorial che non userai mai! E iscriverti a centinaia di gruppi con gli stessi post!

Significa avere dubbi, e paura di sbagliare. Sentirsi soli. Frustrati. A volte cercare disperatamente di organizzare la settimana, senza successo!

Fare Homeschooling è una scelta di vita che condiziona TUTTA la famiglia. I tempi sono strani, a volte rigidi, altri sballati; certe settimane fila tutto liscio, poi per altre settimane il caos. E tu, TU devi tenere tutto; avere mille occhi e mille orecchie. Captare. Incoraggiare senza sminuire. Comprendere senza cedere troppo.

Fare Homeschooling è FATICOSO!

Ma assolutamente MERAVIGLIOSO!

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